Visualizzazioni totali

giovedì 7 agosto 2014

Contro le piante OGM Bt gli insetti maturano una resistenza genetica

La semina diffusa di colture geneticamente modificate (OGM) che producono al loro interno tossine insetticide derivanti dal batterio Bacillus thuringiensis (Bt), determina  una forte pressione selettiva sulle popolazioni di parassiti, che evolve in una vera e propria resistenza genetica, dando così origine a progenie di insetti resistenti, molto difficili da controllare, sia per l’agricoltura convenzionale, sia, soprattutto, per l’agricoltura biologica. Tale evoluzione è facilitata dal fatto che i promotori che vengono utilizzati nella trasformazione sono di tipo “costitutivo” e non “inducibile”. Qual è la differenza? La differenza è dovuta al fatto che il promotore, come risaputo, funziona come un interruttore (quando è “acceso” il transgene produce la proteina, quando è “spento” non la produce). In particolare, il “promotore costitutivo” è un interruttore sempre acceso …….. il transgene produce continuamente la proteina insetticida a prescindere dal fatto che vi sia o meno un attacco dell’insetto fitofago.

A differenza dei “promotori costitutivi”, i “promotori inducibili” attivano la produzione della proteina insetticida solo nel caso in cui vi sia un attacco dell’insetto, per esempio in presenza della saliva dell’insetto. Inutile sottolineare che mentre il primo tipo di promotore determina una forte pressione selettiva nei confronti degli insetti fitofagi, per cui ben presto essi maturano una resistenza genetica alla proteina, al contrario i “promotori inducibili” non determinano forti pressioni selettive nei confronti degli insetti, per cui la resistenza genetica dell’insetto si determina in tempi molto più lunghi.   

       La diabrotica è un parassita molto dannoso per il mais e negli USA si cerca di proteggere le coltivazioni attraverso la semina di mais OGM Bt. Nel corso del 2009 e del 2010, sono stati identificati in Iowa campi coltivati a mais in cui la diabrotica del mais ha determinato gravi lesioni alle piante, nonostante esse producessero  la tossina Bt Cry3Bb1. Biotest successivi hanno rivelato che popolazioni di diabrotica hanno sviluppato una resistenza genetica nei confronti della tossina Cry3Bb1. 
Questi primi casi di resistenza della diabrotica del mais, evidenziano che nel lungo periodo l’introduzione di piante OGM Bt non serve a risolvere il problema degli insetti fitofagi, soprattutto nel caso in cui nella trasformazione siano stati utilizzati “promotori costitutivi”.


La previsione di questa evoluzione, ovvero la possibilità che col tempo gli insetti avrebbero messo in atto strategie di difesa, era stata fatta anche da alcuni scienziati italiani, veri scienziati, favorevoli all’introduzione degli OGM nel nostro Paese. In particolare, il prof. Scarascia Mugnozza in una sua pubblicazione ha affermato che:

Limitazioni all’impiego di resistenze genetiche derivano dalle continue modificazioni cui va incontro il patogeno che, come già riportato, sviluppando nuovi geni di virulenza, è in grado di superare rapidamente le resistenze presenti nell’ospite.”, Scarascia Mugnozza – Potenzialità del miglioramento genetico in piante ed animali – Accademia Nazionale di Agricoltura e CNR – Bologna, 2001

Anche il prof. Francesco Sala si è occupato di questa problematica e, molto obiettivamente, aveva posto il problema relativo all’utilizzazione di promotori costitutivi nella creazione di piante OGM. In una sua pubblicazione si può leggere che:
Le piante GM oggi coltivate hanno transgeni con promotori costitutivi. Per esempio è costitutivo il promotore 35S del mais Bt. Ciò permette di esprimere il gene con alta efficienza, ma questo a volte non è raccomandabile. Nel caso del mais Bt stesso, la produzione continua della tossina Bt potrebbe determinare la scomparsa dell’insetto bersaglio, con conseguenze per la biodiversità, oppure potrebbe favorire la selezione di insetti resistenti.”, Francesco Sala – Biotecnologie vegetali: tra rifiuto e accettazione, LE SCIENZE, n. 386, ottobre 2.000 

Pertanto, in conclusione, le piante OGM oggi disponibili per la coltivazione sono frutto di una tecnologia vecchia, una tecnologia ormai superata.

A questo punto la domanda che ci dobbiamo porre è la seguente: “è giusto introdurre una tecnologia discutibile, frutto di una innovazione tecnologica ormai superata, che può avere degli effetti ambientali di una certa gravità?”